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Lezioni di Guerra Ideologica

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Kevin Carson. Articolo originale pubblicato il 22 febbraio 2014 con il titolo Ideological Warfare: Lessons for Us. Traduzione di Enrico Sanna.

Scarica Destroying the Master’s House With the Master’s Tools: Some Notes on the Libertarian Theory of Ideology

James Scott parla di “ju-jitsu simbolico”: movimenti ribelli che in luoghi non-statualizzati “si appropriano della forza, della magia, dei simboli regali e del carisma istituzionale degli stati delle valli per volgerli contro il nemico con una simbolica mossa di ju-jitsu.”[1]

Questo simbolico ju-jitsu è tornato d’attualità nelle guerre ideologiche del ventesimo e ventunesimo secolo.

Dopo la Seconda guerra mondiale, tutte le grandi rivolte contro i regimi filosovietici dell’Europa orientale erano ideologicamente inquadrate in termini marxisti, sostanzialmente adottavano forme organizzative del comunismo libertario. La Germania dell’est nel 1953, l’Ungheria nel 1956, la Cecoslovacchia nel 1968 e la Polonia nel 1981 diedero vita a consigli operai nelle fabbriche che si proponevano come movimenti socialisti, in lotta per un vero potere dei lavoratori sullo stato e l’economia e in conflitto con le classi di potere dello stato capitalista.

Noi del Center for a Stateless Society intendiamo in maniera simile il concetto di libero mercato, ne facciamo un’arma ideologica contro il potere aziendale. In origine, il liberalismo e l’economia classici erano intesi perlopiù come un attacco contro gli interessi di classe costituiti dei grandi proprietari terrieri whig e dei mercantilisti durante l’incipiente industrializzazione britannica. Fu solo quando il capitalismo industriale sconfisse le vecchie istituzioni capitaliste agrario-capitaliste, imponendosi come parte della classe di potere, che l’ideologia del “libero mercato” divenne la maschera conservatrice dietro cui si nascondevano gli interessi della classe di potere (promossi dai “picchiatori al soldo della classe plutocratica” e gli “economisti volgari”, nel linguaggio colorito di Marx).

Ma anche in seguito non mancò mai una critica onesta, sulla base del libero mercato, del capitalismo radicale. La troviamo nelle forme più estreme in Thomas Hodgskin e Herbert Spencer, ma anche presso gli anarco-individualisti americani (gli “anarchici di Boston”) e Henry George, nonché in georgisti anticapitalisti come Bolton Hall, Franz Oppenheimer e Ralph Borsodi.

Il C4SS rientra in questa tradizione. Una delle armi più potenti contro il neoliberalismo e il potere aziendale consiste nel denunciare gli interessi aziendali usando la loro stessa retorica del “libero mercato”. È quello che fa Dean Baker regolarmente. Baker critica il “libero mercato” di Tom Friedman denunciando la vera natura mercantilista dei finti “accordi di libero mercato”, con la “proprietà intellettuale”, cosiddetta, delle multinazionali che diventa protezionismo tanto quanto i dazi per i vecchi trust industriali nazionali. Come sottolinea Robert Kennedy, tutta la retorica del “libero mercato” in realtà nasconde il rimpallo dei costi al contribuente. Chi, come noi, crede davvero nel libero mercato, queste cose le fa quotidianamente.

Secondo Bryan Register, “il potere dello stato si basa sull’acquiescenza della popolazione. Da qui la necessità dell’egemonia sociale.”[2]

Una delle armi più potenti a nostra disposizione è l’ideologia stessa della classe di potere. Poche cose hanno un effetto dirompente come l’atto di confrontare le pretese della retorica legittimante con la realtà del potere.

Il cinismo dei dialoghi registrati nello studio ovale fu un colpo devastante per la pretesa di legalità e moralità di Nixon. Similmente, la malcelata esistenza di negozi e ospedali per le élite di partito dei paesi socialisti fu un colpo duro per la pubblica pretesa di essere al servizio dei lavoratori.[3]

Il sistema di potere più efficiente è quello che nella pratica più si avvicina all’invisibilità. L’ideale sarebbe apparire ai propri soggetti il meno possibile simile come sistema di potere (mosso dalla volontà e dall’azione umana), e il più possibile come fatto spontaneo, naturale. È il caso della tradizionale ideologia americana della “libera impresa” che, spiega Jürgen Habermas, vorrebbe che il capitalismo apparisse “spontaneo, non pianificato”. Desiderio frustrato, nel tardo capitalismo, dalla necessità dell’intervento statale senza il qual il capitale non si realizzerebbe, e dal fatto che questo intervento è sempre più diretto e visibile.

Da quando le relazioni di classe sono state ripoliticizzate e lo stato ha cominciato a sostituire, oltre che integrare, il mercato, … il dominio di classe non può più assumere le forme anonime della legge del valore. Dipende da costellazioni reali di potere se, e come, la produzione di plusvalore può essere garantita tramite il settore pubblico, e quale aspetto assume il compromesso di classe. Con l’evolversi della situazione, le tendenze di crisi passano dal sistema economico a quello amministrativo.[4]

Più è evidente la forza, più il sistema è visto come un prodotto della volontà di chi la governa, e più si erode la legittimità agli occhi della popolazione. Come nota James Scott, più un sistema è costretto ad usare la violenza per assicurarsi l’obbedienza, invece di ottenere obbedienza in risposta a circostanze naturali, e meno viene riconosciuto il suo valore, finché per mantenere la stabilità il sistema deve ricorrere alle costrizioni e alle minacce.[5]

Un sistema che dipende da dimostrazioni di forza o da una politica guardinga per estorcere obbedienza dal popolo che non ne riconosce la legittimità è un sistema estremamente costoso e inefficiente. È questo che rende la schiavitù un sistema inefficiente di estrazione del plusvalore. Nel meridione degli Stati Uniti, “la cultura semiclandestina degli schiavi incoraggiava e esaltava il furto ai danni del padrone e condannava lo schiavo che faceva la spia…”[6]

E quando alla delegittimazione, col conseguente bisogno di controllare, si combina una crescente opacità del controllo, le cose per la classe di potere si fanno molto pericolose.

Quando l’ideologia legittimante serve anche a mantenere lo spirito di corpo e la presunzione di moralità della classe di potere, questi contrasti possono minarne la coesione. Vinay Gupta dice che lo stato di polizia capitalista non può permettersi di essere onesto con se stesso, non può operare in piena coscienza dei suoi obiettivi reali, perché la natura di quegli obiettivi è troppo ripugnante. Per questo molti operatori dell’apparato repressivo agiscono dietro lo schermo della dissonanza cognitiva, confidano su dottrine ufficiali che parlano di promozione “della pace e della libertà” nel mondo per nascondere il fatto che si tratta di applicare la legge delle multinazionali tramite assassinii teleguidati, stati repressivi e squadroni della morte. Tutti obiettivi atroci resi accettabili dalla dissonanza cognitiva.

Strappare questa copertura protettiva, porre gli operatori di basso livello dello stato davanti alla vera natura del sistema di potere che essi servono, significa erodere la coesione e la presunzione di moralità dello stato di sicurezza.

La vittoria dei bolscevichi divenne una certezza quando le guardie del Palazzo d’inverno disertarono. La storia delle forze armate americane è piena di soldati che sbagliano la mira di proposito. Ai plotoni d’esecuzione si dava una cartuccia a salve così che ognuno potesse pensare di non essere stato lui ad uccidere il condannato. Ma gli esempi non si limitano al passato remoto. Sappiamo, ad esempio, che il giorno che l’“esercito di Bloomberg” sgomberò l’accampamento di Zuccotti Park molti poliziotti marcarono visita. Si diffondono movimenti come Oath-Keepers e Occupy Police, i cui militanti sono assai poco fedeli al regime.

Possiamo utilizzare tutto il nostro potenziale perché siamo certi di poter agire secondo giudizio senza dover chiedere permessi. Possiamo agire ad occhi aperti, coscienti della situazione, perché non abbiamo fini ripugnanti da nascondere anche a noi stessi, cosa che il nemico non può fare. Dobbiamo sfruttare questi vantaggi. Cito Gupta:

Ne consegue che, per quanto pochi, chi ha la ragione dalla sua parte può avere la meglio sui Grandi Poteri, perché scelta morale significa chiarezza intellettuale. Il vantaggio strategico che offre una battaglia morale è la capacità di riflettere chiaramente sugli strumenti per arrivare ad un fine legittimo…

È questo, nella sua semplicità, il fatto importante, che in una guerra morale asimmetrica offre una buona ragione per credere che i giusti prevarranno. In un conflitto, chi ha le idee chiare sugli obiettivi può elaborare una strategia. Può vincere. Non si può vincere una guerra che ha fini indicibili. In Iraq gli americani parlavano della guerra tenendo gli occhi chiusi: classica posa imperiale.[7]

Se serve a qualcosa, l’ideologia ufficiale serve a giustificare il potere della classe dominante ai propri occhi piuttosto che a quelli dei governati. Scott parla con approvazione di quelle teorie secondo le quali…

ideologicamente, il cattolicesimo ebbe l’effetto di aiutare a unire la classe di dominio feudale definendone i fini e inventando la proprietà di famiglia da tramandare…

L’importanza dell’ideologia dominante e delle sue pratiche aiuta certamente a capire quel cerimoniale politico da cui è escluso chi non fa parte dell’élite.[8]

Note

[1] Scott, The Art of Not Being Governed, pag. 307. (Traduzione mia, qui e altrove, NdT)

[2] Bryan Register, Class, Hegemony, and Ideology: A Libertarian Approach, POP Culture: Premises of Post-Objectivism (2001) .

[3] Scott, Domination and the Art of Resistance, pag. 11.

[4] Jürgen Habermas, Legitimation Crisis, Polity Press 1988, pag. 68.

[5] Scott, Domination and the Art of Resistance, pagg. 109-110.

[6] Ivi, pag. 188.

[7] Kevin Carson, “Vinay Gupta: The Authoritarian Cause Will Be Defeated by Its Own Cognitive Dissonance,” P2P Foundation Blog, 17 gennaio 2012 .

[8] Scott, Domination and the Art of Resistance, pagg. 68-69.

Le nostre traduzioni sono finanziate interamente da donazioni. Se vi piace quello che scriviamo, siete invitati a contribuire. Trovate le istruzioni su come fare nella pagina Sostieni C4SS: https://c4ss.org/sostieni-c4ss.

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Source: https://c4ss.org/content/61197


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